Metano di Sintesi

La produzione tramite metano di sintesi si basa su una tecnologia che sfrutta apparecchiature comuni in ambito tecnico, come l’elettrolizzatore e il reattore di metanazione.

Il processo inizia con la separazione dell’acqua in ossigeno (O2) e idrogeno (H2) attraverso l’utilizzo di un elettrolizzatore. L’idrogeno viene quindi utilizzato nel reattore di metanazione dove si produce il metano attraverso la reazione dell’idrogeno con l’anidride carbonica (CO2).

 

Il metano prodotto può essere stoccato, immesso in reti metanifere o utilizzato a sua volta per produrre energia elettrica, ad esempio utilizzando le fuel cells, dispositivi costituiti da un anodo, un catodo e un elettrolita e utilizzati per la produzione di energia elettrica partendo da energia chimica.

 

Questo ciclo è virtualmente a emissioni zero perché la CO2 viene utilizzata come reagente per formare il metano. Rispetto all’idrogeno il metano è più facile da stoccare e per questo può essere usato come sistema di accumulo per l’energia elettrica in eccesso generata dalle fonti rinnovabili facilitando il bilanciamento della rete di distribuzione. Questa tecnologia però è ancora molto costosa (2 €/m3) a causa del valore delle apparecchiature e del rilevante utilizzo di energia durante il processo.

 

L’impianto di maggior taglia al mondo (6 MW) è stato sviluppato dall’Audi nel 2013 per alimentare i modelli ibridi della casa automobilistica tedesca. Un impianto sperimentale integrato è in fase di realizzazione da parte di PLC System di Acerra in stretta collaborazione con il Dr. Andrea Capriccioli, ricercatore dell’ENEA, detentore dei brevetti relativi al processo produttivo del sistema di accumulo.

 

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