LFR - Reattore raffreddato a piombo

È un reattore refrigerato a piombo con ciclo del combustibile chiuso. Le opzioni relative agli impianti includono un modulo con potenza di 50 – 150 MWe, un sistema modulare da 300 – 400 MWe ed un grande impianto da 1.200 MWe. Sono reattori che andranno a soddisfare il fabbisogno di energia nei  paesi in via di sviluppo; in effetti si adattano molto bene alle reti poco sviluppate e poco magliate di questi paesi andandone a migliorare la qualità di vita.  Nei LFR si cerca di aumentare la temperatura di uscita del refrigerante fino a valori compresi tra 750 e 800 °C consentendo la produzione di idrogeno.

Negli Stati Uniti si sta investendo su un progetto chiamato SSTAR per realizzare un prototipo di reattore LFR, a ciclo Brayton, con potenza termica di 45 MWth. Servirà per produrre energia elettrica in aree remote o in via di sviluppo e sarà pronto entro il 2020. In Europa esiste un progetto chiamato ELSY che prevede la realizzazione di un prototipo da 600 MWe a ciclo Rankine entro il 2020. ELSY prevede la partecipazione anche di Ansaldo Nucleare ed è stato creato per produrre reattori veloci competitivi in campo economico.

 

Quali sono gli obiettivi futuri?
Gli obiettivi dei prossimi anni prevedono studi sul miglioramento dei materiali che dovranno resistere alla corrosione, sul miglioramento della strumentazione del nocciolo, sui combustibili MOX (miscela di uranio e plutonio), sulla gestione degli attinidi (elementi tra l’attinio ed il laurenzio nella tavola periodica) e sugli impatti sismici. Le barriere allo sviluppo della tecnologia potrebbero venire dai suoi costi.

 

Quali saranno gli impatti economico-ambientale-sociale?
Producendo meno scorie l’impatto economico che avrà questa tecnologia sarà quello di un minor costo di stoccaggio delle stesse mentre per quanto riguarda l’impatto ambientale ci sarà meno bisogno di trovare aree adatte allo stoccaggio creando una maggiore accettabilità sociale. Sotto il profilo ambientale bisogna anche sottolineare come rispetto ad un qualsiasi impianto a combustibile fossile, questi reattori non immetteranno CO2 in atmosfera. Questa tecnologia può infine essere supportata anche da reti poco sviluppate, e quindi ben si adatterà alle condizioni proprie dei paesi in via di sviluppo.

 

 

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