SFR - Reattore veloce raffreddato a sodio

È un reattore con ciclo del combustibile chiuso e gestisce i rifiuti ad alta attività, in particolare il plutonio e gli altri attinid . Per la taglia dell’impianto SFR sono disponibili sistemi modulari di pochi MWe fino a grandi impianti da 1.500–1.700 MWe. Un’importante caratteristica di sicurezza è rappresenta dal largo margine per l’ebollizione del sodio refrigerante che esce a temperature tra i 530 e i 550 °C. Il sistema primario opera a pressione atmosferica, pressurizzato solo per quanto serve a far muovere il fluido, aggiungendo un ulteriore elemento di sicurezza. Poiché il sodio reagisce chimicamente con l’aria e con l’acqua, il progetto deve limitare la possibilità di tali eventi e le loro conseguenze. Per migliorare la sicurezza, un sistema secondario del sodio agisce come barriera tra il sodio radioattivo nel sistema primario ed il vapore o l’acqua contenuta nel convenzionale ciclo Rankine dell’impianto. In questo modo se si verifica una reazione sodio–acqua essa non coinvolge un rilascio di radioattività. Il combustibile può essere costituito da MOX (miscela tra uranio e plutonio) oppure da una lega metallica mista uranio, plutonio, zirconio.

In Giappone si sta lavorando su due prototipi  JSFR e KALIMER che saranno due reattori di medie-grandi dimensioni, a ciclo Rankine, per la produzione di energia elettrica e gestione degli attinidi. JSFR avrà una potenza di 3.570 MWth mentre KALIMER di 1.523 MWth e verranno realizzati entro il 2025 il primo ed entro il 2028 il secondo. SMFR è un progetto americano per la realizzazione di un reattore, a ciclo Brayton, da 125 MWth che verrà utilizzato per produrre energia elettrica in paesi in via di sviluppo.

 

Quali sono gli obiettivi futuri?
Gli obiettivi dei prossimi anni prevedono studi sulla sicurezza dell’impianto, sullo sviluppo di combustibili avanzati e sui sistemi di trattamento del combustibile.
 
Quali saranno gli impatti economico-ambientale-sociale?
Producendo meno scorie l’impatto economico che avrà questa tecnologia sarà quello di un minor costo di stoccaggio delle stesse mentre per quanto riguarda l’impatto ambientale ci sarà meno bisogno di trovare aree adatte allo stoccaggio creando una maggiore accettabilità sociale. Rispetto ad un qualsiasi impianto a combustibile fossile non immetterà CO2 in atmosfera.

 

 

 

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